domenica 2 luglio 2017

Pan

Pan, nella mitologia greca, era un satiro legato alle selve e alla natura. Il suo nome è simile alla parola πᾶν, che significa tutto.  La figura mitologica ricalca l'eroe solare vedico Pushan, il cui nome, dal verbo sanscrito pūṣyati, significherebbe "colui che fa prosperare". Inoltre è assimilato a Phanes (Φάνης, da φαίνω phainō , "che porta la luce"). In alcuni miti infatti è descritto come il più antico degli Olimpi, se è vero che aveva bevuto con Zeus il latte da Amaltea, allevato i cani di Artemide e insegnato l'arte divinatoria ad Apollo. Venne inoltre notoriamente associato a Fauno, versione maschile di Fauna, e come tale era lo spirito di tutte le creature naturali, più tardi legato anche alla foresta, all'abisso, al profondo.

È stato detto che il grande dio Pan morì quando Cristo divenne il sovrano assoluto; naturalmente secondo il cristianesimo Pan sarebbe il diavolo. Intercorrono tra queste due figure delle opposizioni inconciliabili ed interessanti: Pan è una creatura delle grotte, associato alla musica, con forti connotati fallici. Cristo era associato alla parola, era agenitale, ed il suo luogo di culto era il monte. 

Secondo Rafael Lopez-Pedraza il rapporto con Pan ha inizio nel rapporto che l'individuo ha con le manifestazioni di Pan nell'esistenza privata: reazioni allo stupro, al panico, alla masturbazione, all'incubo. Queste sono le vie con cui Pan ritorna a noi, con cui noi ritorniamo all'immaginazione. 
Per la psicologia del profondo i temi e i personaggi della mitologia non sono semplici oggetti di conoscenza ma realtà viventi dell'essere umano, questo è importante ricordare. Esattamente come è bene comprendere noi stessi nel presente, e non imparare sugli altri del passato. Chiunque possiede un proprio pantheon interiore. 
L'interpretazione psicologica differisce dall'approccio psicologico, poichè la psiche è la fonte originaria del mito e il suo contesto perennemente vivo. Solo quando la psiche si riconosce come una messa in scena di mitemi allora può comprendere il mito; per questo il valore della filologia non va giudicato solo per il contributo che dà all'intelletto, ma anche per quello che dà all'immaginazione.

Il panico si presenta con due facce: vissuto esternamente e in rapporto a uno stimolo (la paura), o trattenuto all'interno in assenza si stimoli (angoscia). La filosofia esistenzialista sostiene che l'angst  rivela la fondamentale situazione ontologica dell'uomo, il suo legame con il non-essere, cosicché tutta la paura non è propriamente terrore della morte, ma del nulla su cui è fondato tutto l'essere. Nel buddhismo la paura è ben più di un fenomeno umano, tutto il mondo è in preda alla paura e Buddha è colui che redime il mondo dalla paura; è il suo perfetto amore che la scaccia per sempre dalla Terra. 

Il mondo di Pan è in continui stato di paura ed eccitazione sessuale subliminali. Per Freud e per Jones il desiderio rimosso torna sotto forma di angoscia demoniaca, per Roscher invece è il demone a istigare sia il desiderio che l'angoscia. Ma nel mondo di Pan la paura partecipa alla saggezza del corpo, quindi ci offre una connessione con la natura. Secondo Jung dobbiamo imparare ad avere paura: l'inizio della sapienza è la paura del Signore, recita l'Antico Testamento. 
Hillman scrive che la masturbazione è un mezzo per attivare Pan; essa porta il corpo alla mente perchè sessualizza la fantasia; qui una pulsione archetipica arriva a coincidere con l'immagine archetipica. Il mito è simile all'alchimia, perchè la trasformazione dello zolfo coatto richiede una sostanza uguale ad esso - il sole. L'operazione avviene mediante il mercurio, un'inafferrabile sostanza psichica che è il vero strumento della trasformazione. È un assioma della trasformazione psichica: il simile cura il simile; sole e zolfo sono opposti, ma essi sono dentro la stessa classe e lo stesso livello. La trasformazione della coazione non è un problema della coscienza che agisce sull'inconscio perchè essi sono opposti di due classi diverse, come la volontà che agisce sull'immaginazione, il super-io che agisce sull'es, o la mente che agisce sul corpo. La mente può agire sulla mente, il corpo sul corpo, l'immaginazione sull'immaginazione; gli opposti devono essere della stessa classe, deve esserci affinità fra essi. In alchimia sol ama luna e fuoco e acqua si abbracciano. Analogamente, in mitologia Pan ha bisogno delle ninfe. Per Otto le ninfe sono legate all'aidos, traducibile con vergogna, mitezza, timidezza, l'essere quieti e rispettosi; lo sgomento entro e verso la natura è diametralmente opposto alla convulsività di Pan, dio dell'epilessia. Molte ninfe non avevano nome, ciò sta a simboleggiare l'impersonalità della pulsione. 
La riflessione è lo scopo degli amori di Pan:
Eco era una ninfa senza corpo; nel rapporto con Pan essa non era che lui stesso ritornato a sè stesso. 
Eufeme, che significa 'gentile nel parlare', 'buona reputazione', 'silenzio religioso'. Proprio da questo nome deriva la parola eufemismo. Qui il maligno è trasformato in un buon nome, è questa la radice della trasformazione della natura in arte. Proprio la discrezione nell'uso del linguaggio era l'oggetto della pulsione sessuale di Pan.
Siringa, altra ninfa perseguitata da Pan, per sfuggirgli si trasformò in una canna, da cui Pan ricavò il suo zufolo. Vi è frustrazione: lo stupro è sostituito da un malinconico zufolo, dal canto, dalla danza, dalla riflessione. Non a caso le ninfe sono personificazioni delle muse. 
Queste favole riguardanti gli amori del fauno ci dicono che la natura istintuale stessa brama ciò che la renderebbe consapevole di sè. L'altro che Pan insegue così costrittivamente non è altro che il suo stesso riflesso, trapassato in un'altra tonalità. 
Ma la riflessione da sola è sterile: bisogna tenerla vicina al suo prototipo, vicina alla paura. Quando la riflessione è radicata nella paura, noi riflettiamo per sopravvivere. Non si tratta più solo di fantasticherie mentali e conoscenza. 
Pan è perennemente alla ricerca dell'anima, contrariamente a Dioniso o ad Eros; quest'ultimo, essendo un Daimon, si discosta dal reame della natura. Nella tradizione pittorica vascolare è spesso rappresentata una lotta fra Eros e Pan, in cui Eros risulta sempre vincitore: il trionfo dell'amore sul panico. 

È soltanto penetrando più a fondo la natura di Pan e delle ninfe che potremo comprendere meglio queste manifestazioni, apparentemente disconosciute ed evanescenti, mezze burle e mezze verità, e in pari tempo strettamente legate a forti emozioni; l'approccio alla loro irregolarità dovrebbe essere ermeneutico, non solo sistematico. 

Jung scoprì che gli eventi sincronistici (coincidenze significative di eventi fisici e psichici) si verificano prevalentemente quando siamo impegnati in livelli istintuali (emozionali, archetipici, simbolici) della psiche. Quando si verifica una coincidenza significativa che ha un carattere prettamente sessuale o scatena panico, si riferisce al tempo di Pan (meriggio o incubo) o all'umore delle sue ninfe; allora è lui che dovremmo guardare per vedere quello che succede. Tutto ciò è inscrivibile nel discorso della sincronicità perchè connette la natura che è dentro di noi da quella che è fuori di noi: dal momento che il simile cura il simile, il dio che porta alla pazzia può anche liberarci da essa.

Fonti:

Saggio su Pan - James Hillman
Wikipedia

sabato 11 febbraio 2017

"The world wants to be seen"

A proposito di funghi allucinogeni...
Uno studio effettuato dall'Imperial College of London svela in che modo avvengono i processi cerebrali mentre si è sotto l'effetto della psilocibina (triptammina psichedelica presente nei funghi): gli scienziati inglesi hanno deciso di misurare l’entropia presente nei network cerebrali dei partecipanti all'esperimento, ovvero quanti differenti “pattern di attivazione” fossero presenti in un dato periodo di tempo, scoprendo così che nelle aree più primitive del cervello il loro numero risultava maggiore del normale. In altre parole – spiegano i ricercatori – è come se la psilocibina espandesse lo spettro dei possibili stati cerebrali di chi la assume, una probabile controparte biofisica della famosa “espansione della mente” descritta dagli utilizzatori di allucinogeni.*
Oltretutto, bisogna tenere a mente che i funghi -a differenza delle altre sostanze psicoattive prodotte chimicamente in laboratorio- crescono in natura, e perciò contengono al loro interno la storia del territorio in cui sono cresciuti, hanno vita, hanno un'anima - come disse Terence Mckenna.
Terence Mckenna sostiene in un'intervista che la parola droga è inquinata; una delle motivazioni per cui abbiamo un problema con la droga è che non esiste un linguaggio intelligente comune a riguardo: stati mentali psichedelici, sedativi, eccitazione.. non riusciremo a cogliere le opportunità offerteci dalle droghe a meno che non ripuliremo il linguaggio, pregno di connotazioni negative. Eppure esistono molte sostanze in commercio, la cui dannosità e il livello di dipendenza sono gli stessi -o maggiori- di quelli delle droghe legalmente proibite.

Gli psichedelici sono molto più di una droga: vanno innanzitutto considerati come un fenomeno etnico e religioso, appartenente a numerose culture; nell'antico Egitto si parlava del fiore di loto blu, che aveva proprietà psicoattive. Che sia stato un contributo a rendere così sviluppate le civiltà arcaiche?
Gli psichedelici attivano la parte destra del cervello, sede dell'immaginazione, della creatività e dell'intuizione; sono sostanze che, se usate nel modo corretto - non per scappare dalla realtà - possono dare esperienze trascendentali; al giorno d'oggi la maggior parte delle persone è imprigionata nella parte sinistra, in una realtà basata sui 5 sensi, sull'oggettività, sulla verbalità, sulla schematicità.

La sciamana messicana Maria Sabina viveva nella Sierra Mazateca, nel Messico del sud, dove i funghi magici crescono in quantità. Eseguiva la velada, un tradizionale rituale notturno mazateco per curare i malati, durante il quale sia lei sia la persona malata ingerivano i funghi; dopodiché, Maria Sabina chiamava gli spiriti del mondo superiore che le rivelavano la natura della malattia e come curarla. Chiamava i funghi "holy children".
Un giorno, sedeva con sua sorella Mariana sotto un albero; videro i funghi e li mangiarono. Avevano un sapore amaro, ricorda Maria Sabina, di radici, di terra. Le due giovani cominciarono a piangere, ma poi sentirono una voce che parlava loro, una voce proveniente da un altro mondo; in quel momento dio era ovunque. I funghi producono saggezza, mostrano i pattern della realtà e la divinità insita in essa. I bambini sacri devono essere rispettati. chi li mangia deve essere puro, non deve essere stato vicino ad un morto o aver avuto rapporti sessuali nelle precedenti 24 ore, raccomanda la sciamana. Chi non crede, non guarisce. La malattia è sempre causata da una condizione o da una predisposizione dell'anima; in seguito si ammala anche il corpo fisico. Ma è nel corpo astrale che bisogna cercare la causa. Sono stati i funghi ad insegnarle il modo in cui guarire.
"There is a moment during the ritual when the candles are put out, darkness serves as a background for the visions. It is not necessary to close the eyes, it's enough just to look at the infinite depht of darkness".
Una curiosità etimologica: le piante psicoattive hanno gli enteogeni; il vocabolo enteogeno deriva dal greco antico, formato da ἔνθεος (entheos) e γενέσθαι (genesthai), che letteralmente significa "che ha Dio al suo interno". Queste creature sono una porta transdimensionale che ci permette di conoscere la divinità propria di ogni essere, il potere a cui l'essere umano ha rinunciato e che tanto facilmente delega ad altro.
"What is unique to psilocybin is a voice. Everybody knows this who has to do with this stuff: Gordon Wasson, Albert Hoffmann, the giants know that this stuff is animate. This is not a drug. It disguises itself as a drug in order not to spread alarm. There is a voice which speaks in the language of your homeland, and the voice surprises you, in a way in which you cannot anticipate".**

Fonti:
*Wired.it
**Terence Mckenna's True Hallucinations
Maria Sabina (full movie)

martedì 31 maggio 2016

Il bambino piange nella notte. ha paura perché è solo, si dispera perché non vede la sua mamma e crede che non ci sia più.
Che la mamma sia da un'altra parte o no, che la mamma esista oppure no, è un problema che ci poniamo noi.
La mamma, per il bambino, se n'è semplicemente andata. Strilli nel buio.
Dopo un po' di tempo il bambino è esaurito. Non ha più la forza di piangere, perciò si lascia andare al sonno. è così che scopre l'altro mondo - uno degli altri mondi.

Dobbiamo fare amicizia con il buio. Solo così riusciremo ad addormentarci. Solo così riusciremo a svegliarci.

venerdì 27 maggio 2016

Esami. Voti inaspettati. La sensazione di dover correre gli ultimi cento metri, poi tutto sarà finito. In una gara, sono i più importanti.
Ho la testa satura di nozioni e il corpo pregno di emozioni e di sensazioni sconosciute, reazioni ritardatarie, sfoghi improvvisi. Sono come in defibrillazione.
Ho avuto un'idea, e per quanto lo possa sembrare non credo che sia malvagia.
Sento il bisogno di fare attività fisica, tanta, come facevo tempo fa. Ma non per la stessa ragione, non c'entra il dimagrimento. La dieta non mi è tornata in mente nemmeno un attimo, ho solo voglia di fare esercizi su esercizi. Ed è quello che sto facendo. Devo in qualche modo sfogare questo formicolio esistenziale, è come se stessi cercando di liberarmi di qualcosa energeticamente trasformando il mio corpo, potenziandolo. Forse è una risposta di ribellione ai pensieri paranoici e deprimenti da cui mi sono lasciata attanagliare in questi mesi.
Ho un passato da ossessiva ma non ho paura di ricaderci, sinceramente non me ne importa molto. L'unica cosa che mi potrebbe fermare è il timore di ricominciare a spostare tutti i miei problemi su altre questioni (cibo, studio, attività fisica) che non hanno quasi nulla a che fare con il problema in sé. Quello appena passato è stato un periodo molto, molto brutto, e in questo momento sono particolarmente stressata. Non vorrei che fosse una ricaduta.
(Ma chi se ne frega)